martedì 15 gennaio 2019

La vera natura 

dei capricci dei bambini

Dalla rivista “Uppa” (“Un pediatra per amico” ): 
“Nessun bambino li fa da solo, è necessario un adulto”
«Non esiste nessun bambino che faccia un capriccio quando si trova da solo. Perché si strutturi un capriccio, è necessaria la compresenza del bambino e di un adulto. I capricci, infatti, sono fenomeni relazionali. Nascono all’interno della relazione, si svolgono all’interno della relazione e mirano (sia pure malamente) a modificare qualche cosa di importante nella relazione». Lo dice Paolo Roccato, psicoterapeuta e psicoanalista, nello “Speciale capricci” pubblicato dalla rivista Uppa, (Un pediatra per amico) , che ci ha gentilmente inviato il testo qui pubblicato per estratti.
«Sembrerebbe impossibile che un bambino sia davvero angosciato e davvero furibondo solo perché, per esempio, al supermercato vuole il gelato e la mamma non glie lo vuole comprare. Sembra davvero una assoluta insensatezza che dia tutta quella importanza a un gelato. Anche per questo il suo capriccio suscita risposte così irritate e controaggressive. Il fatto è che i capricci si svolgono sempre su due piani: l’uno, quello esplicito, che coinvolge cose sciocche pressoché irrilevanti per entrambi; l’altro, quello importante, implicito, di cui entrambi non sono consapevoli, se non in modo piuttosto vago. Per di più, quasi sempre ne è un pochettino più consapevole il bambino che non il genitore».
I più frequenti aspetti in gioco (visti dalla parte del bambino) sono i seguenti:
a) “Ho bisogno di un segno concreto del tuo amore per me, perché non sono sicuro che tu (in questo momento, o in questo periodo, o in ogni momento) mi ami”. Questo bisogno di rassicurazione sull’essere amato può dipendere da moltissime circostanze. Potrebbe essere che il genitore in quel periodo sia davvero distratto da preoccupazioni e problemi “da grandi”, che lo allontanano mentalmente e magari anche fisicamente dal bambino (...). Può essere che il bambino dubiti dell’amore dei genitori per lui, perché è in arrivo (o è già arrivato) un fratellino o una sorellina. “Che bisogno avevano di farne un altro? Forse li ho delusi”.
Il bambino potrebbe essere angosciato perché ha sentito che mamma e papà intendono separarsi, o ha visto
che realmente si sono separati. (...) “Sento te come distratto, addolorato, depresso, preoccupato, fragile, bisognoso, confuso, entusiasta per qualcosa d’altro, ecc., per cui temo (o percepisco) di avere perduto il tuo amore, e cerco una rassicurazione. Ho bisogno di mettere te alla prova”.
b) “Ho bisogno di sapere quanto potere ho io, sia in assoluto sia nella relazione con te”. Il potere è quella funzione relazionale che fa sì che un’altra persona faccia qualche cosa che altrimenti non farebbe. “Ho bisogno di mettere me alla prova”. Posso anche avere bisogno di verificare quanto tu accetti che anche io possa avere un po’ di potere su di te, e non solo tu su di me. Posso, infatti, essere angosciato sia se ho troppo potere sia se ne ho troppo poco. Ho bisogno di verificare quanto potere ho, da un lato per non sentirmi in balia soltanto di me stesso (cioè: non affidato a nessuno), e dall’altro lato per non sentirmi schiacciato dalla prepotenza degli altri,te compreso. (...) Certi atteggiamenti realmente prepotenti, realmente “sadici”, nascono dall’incapacità di soddisfare in altri modi il  fondamentale bisogno di sentirsi riconosciuto come soggetto.
c) “Ti segnalo che non stai gestendo adeguatamente il tuo potere con me, mentre io ho bisogno che tu lo eserciti adeguatamente, in modo più chiaro, coerente ed esplicito, così che io possa orientarmi meglio e trovare così sicurezza”. In questo caso, col capriccio il bambino provoca l’adulto, per poter avere la percezione di essere importante per lui. Gli segnala che ha bisogno che nelle interazioni con lui vengano attivate funzioni “paterne”, benevoli ma ferme, che sanciscano i limiti e le regole. Ha bisogno, in sostanza, che l’adulto gli dica “No”, con fermezza e con chiarezza. Spesso, quella di ricevere regole ben definite e vincolanti è un’esigenza di percepire attorno a sé un mondo in cui ci si possa muovere con una sufficiente sicurezza, come potrebbe essere per noi adulti l’esigenza che si installino dei chiari ed univoci segnali stradali nel traffico convulso. La fermezza, la coerenza e la sensatezza nel porre le regole fanno parte dell’amorevolezza. E il bambino lo sente.
d) “Ho bisogno di sapere se la persona cui sono affidato è sufficientemente stabile e forte”.
Poche cose sono così angoscianti per un bambino come il constatare che l’adulto cui è affidato è una specie di fragile marionetta in suo potere. L’insicurezza devastante che ne deriva talvolta viene dal bambino affrontata assumendo lui la parte di quello “forte”, che impone il proprio volere. Ma, inevitabilmente, lo farà come può farlo un bambino, senza gran che di esperienza di vita. Sarà, allora, una specie di caricatura di “forza” e di “sicurezza”. Tenderà, così, ad assumere atteggiamenti dispotici, dittatoriali, che rischiano addirittura di intimidire l’adulto insicuro, soprattutto se si sente per qualunque motivo colpevolizzato verso il bambino medesimo.
e) “Ho bisogno di sapere che non sono solo affidato a te, ma che ho anche un certo grado di autonomia da te”. (...) Quando un bambino sente preclusa ogni possibilità di riconoscimento delle sue proprie competenze e del suo proprio realistico grado di autonomia, è possibile che, prima di disperarsi del tutto, cerchi di “forzare” l’adulto con dei capricci.
f) “Ho bisogno di percepire me come soggetto della mia vita e ti segnalo la necessità che tu te ne accorga e che mi riconosca in questo mio bisogno”. Il bambino ha bisogno che sia sistematicamente riconosciuto dagli adulti che si occupano di lui il valore del suo sentire, del suo pensare, del suo desiderare e del suo volere. (...) Per come si presenta il fenomeno “capriccio”, quasi mai i due che vi si trovano coinvolti (bambino e adulto) arrivano a cogliere e a “negoziare” il rapporto sul piano relazionale importante, che così rimane implicito: si fermano (quasi) sempre al solo piano di superficie, che, come entrambi più o meno chiaramente sanno, è pretestuoso. Questo ingenera frustrazione e rabbia in entrambi, sia mentre che si svolge la relazione del capriccio sia dopo, quando il capriccio è stato accantonato. Per fare questo, è indispensabile che sia individuato il piano importante implicito e che le interazioni proseguano su quel piano, abbandonando quello pretestuoso di superficie. (...) Attenzione: non tutto è “capriccio”. Ci sono espressioni eclatanti di angoscia disperata che non sono “capricci” e che sarebbe deleterio considerare tali. In esse, è differente la struttura relazionale: manca il livello superficiale esplicito concreto (come il gelato dell’esempio ricorrente).
Il bambino, per esempio, si rotola per terra, gridando disperato che a scuola non ci vuole andare. È visibilmente angosciato, ma sembra non sapere o non osare dire perché. Al bambino viene da imboccare la strada di questo tipo di attivazione relazionale così clamorosa (anziché le usuali modalità comunicative) quando sente o pensa di non poter trovare ascolto o aiuto per ciò che lo angoscia oltre misura. Può essere chesi vergogni o che si senta in colpa a mostrare ai genitori la propria angoscia e la situazione che la genera, e che dia per scontato che o non verrà creduto, o verrà disprezzato, o verrà sgridato e punito.
L’angoscia può essere innescata dalla paura per un pericolo reale (Per esempio: “Ci sono dei grandi che mi minacciano”), o per la previsione di una intollerabile umiliazione (“Dovrò cantare davanti a tutti, e non sono capace”). Queste comunicazioni disperate devono essere prese molto sul serio, facendo sentire al bambino che si ha una genuina intenzione di capirlo e di aiutarlo, e che si sta dalla sua parte.

giovedì 6 dicembre 2018






“Ha mangiato?"
- Mamma, aspetto con ansia quando mi vieni a prendere da scuola.
Certe volte sono impegnato e non vorrei andare via proprio in quel momento!
Sapessi, mammina mia, quante cose avrei da raccontarti,
quanti disegni da farti vedere,
quante avventure tra mari e montagne che ho affrontato con i miei compagni.
Tu mi sorridi e mi abbracci, guardi la maestra e le chiedi:
"Ha mangiato?"
Io e la maestra ci guardiamo un po' sconsolati...
Lei lo sa che le mamme non sanno certe cose!
Oggi sono riuscito a giocare con quel gioco che desideravo tanto,
ma era sempre occupato da un altro bambino...
mi sono rotolato sul pavimento come un barattolo,
poi la maestra mi ha mandato da solo a chiamare la sua collega,
si vede che fida di me,
sa che non mi metterò nei guai nel corridoio!
Mi sono divertito un sacco a saltare con quella canzoncina
che la maestra ci mette per farci scatenare,
io vorrei sempre saltare,
ma molte volte mi fanno stare seduto,
e dire quello che penso.
Però qui mi ascoltano sai mamma?
Sempre.
Ho capito che se premo più forte mentre disegno,
la linea sul foglio cambia...non mi sono vergognato tanto,
quando toccava a me rispondere all'appello.
Non sono riuscito a controllarmi mamma,
proprio non c'è l' ho fatta...ho dato un calcio a quel bambino,
ci ho preso una bella sgridata e sulla sedia per 5 minuti,
uff che rabbia!
Ma ho imparato a calmarmi, tutto da solo...
sono riuscito a finire tutta la minestra senza rovesciarne neanche una goccia;
sono arrivato in bagno in tempo per non farmela addosso,
ma la maestra non se ne è accorta!
Ho fatto un bel pisolino, mi sono addormentato da solo, senza di te
e...non ho voluto neanche un pupazzetto,
sto diventando sempre più bravo, credimi ce la metto tutta!!!
Te lo giuro mamma a scuola non ho solo mangiato e poi...
se proprio lo vuoi sapere,
perché non lo chiedi a me?

giovedì 29 novembre 2018


Risultati immagini per bambino troppi regali       La sindrome del bambino con troppi regali

lunedì 30 luglio 2018


IL PASTO PEDAGOGICO COME MOMENTO EDUCATIVO
Il pasto costituisce un momento importante della routine in asilo. Infatti, non svolge soltanto funzioni legate all’alimentazione ma rappresenta per il bambino anche un’occasione educativa, dove apprendere nuove regole e modi di entrare in relazione col prossimo. Per questo motivo, il pasto pedagogico in asilo va correttamente disposto e pianificato, affinché possa essere usato come strumento educativo da maestri e operatori della prima infanzia.
Il pranzo al nido: un’occasione educativa
Il pranzo in asilo nido è un momento importante per i bambini, dove apprendere nuove strategie di socializzazione e regole che possono migliorare il loro benessere. Infatti, per i bimbi piccoli, l’alimentazione è principalmente un’occasione di relazionarsi con gli adulti ed esplorarne i rituali quotidiani. La delicata fase dello svezzamento rappresenta un momento di rottura per il bambino con le vecchie abitudini di vita, per lasciare spazio a nuove esperienze e sapori. Durante il pranzo, i bambini possono esprimere il loro desiderio di autonomia e le loro abilità. Infatti, saper stare seduti correttamente a tavola e utilizzare posate e strumenti da cucina non è un compito affatto facile per i piccoli e può rappresentare un traguardo importante da raggiungere, per l’affermazione della loro identità personale. Per queste ragioni, è sempre importante saper rispettare i tempi dei bambini, le loro preferenze e proporgli gli insegnamenti in modo graduale e senza forzature. Il cibo ha anche una funzione conoscitiva ed emozionale. La scoperta di nuove pietanze comporta il venire a contatto con sapori, odori, consistenze e colorazioni fino a quel momento ancora sconosciute. Ciò può destare nei piccoli curiosità e piacere, ma anche paura e disgusto. Per favorire un buon rapporto col cibo, le pietanze in asilo devono essere presentate in modo gradevole, cercando di prestare attenzione alle esigenze dei piccoli. Infine, il pasto pedagogico è anche e soprattutto un momento di socializzazione e comunicazione dove i bambini, oltre ad apprendere norme nutrizionali ed igieniche, devono imparare a mettersi in relazioni con gli adulti e i pari con cui condividono la mensa.
Per rendere il pasto pedagogico in asilo nidoè necessario adottare alcune accortezze e regole che consentono di trasformare il pranzo in un momento di alto valore educativo. Per quanto riguarda la scelta degli alimenti da cucinare e le quantità, si può fare riferimento alle tabelle nutrizionali ufficiali, elaborate dall’Istituto Nazionale della Nutrizione, in collaborazione con medici pediatri ed esperti in alimentazione infantile. Le tabelle sono divise per fascia d’età e forniscono tutte le informazioni utili sugli ingredienti da usare in mensa. Si consiglia di adottare dei menù basati sul modello alimentare mediterraneo, in cui viene privilegiato il consumo di: cereali, legumi, frutta, verdura, pesce, carne e uova. Si tratta di cibi capaci di favorire il corretto sviluppo infantile e di fornirgli l’energia necessaria per affrontare le attività quotidiane. I menù devono essere progettati in base alla stagionalità dei prodotti in commercio e prestando molta attenzione alla presenza di eventuali intollerante e allergie.
I cibi vanno proposti sempre adeguatamente spezzettati, per consentire ai piccoli di mangiarli in modo sicuro, senza rischiare di affogarsi, e per aiutarli a prendere confidenza con nuovi sapori e consistenze poco alla volta. Con i bambini molto piccoli che hanno iniziato da poco lo svezzamento, si consiglia di procedere inizialmente con pietanze cremose e pastine. In seguito, si potranno introdurre alimenti solidi, come ad esempio carne, pesce, formaggi e uova. Per il pasto pedagogico, oltre a curare l’alimentazione, è fondamentale predisporre un ambiente adeguato e sereno dove consumare i pasti, in armonia e senza fretta. L’ampiezza della sala deve essere proporzionata al numero di bambini presenti e deve presentare degli arredi adatti ai piccoli ospiti, per favorirne il comfort.
Una buona strategia può essere quella di organizzare dei gruppi composti da bambini della stessa età e dall’educatore di riferimento e fargli consumare insieme i pasti. In questo caso, gli addetti alla mensa dovranno allestire adeguatamente la sala e presentare il cibo in modo piacevole e stimolante. L’educatore, invece, avrà il compito di educare i bambini ad eseguire i riti legati all’alimentazione, come ad esempio rimanere seduti a tavola, usare le posate, verificare la corretta masticazione e deglutizione del cibo, utilizzare strategie comunicative efficaci con i pari e così via. Al termine del pranzo, si possono attuare dei rituali igienici molto importanti per la salute dei piccoli, come lavarsi le mani e i denti.

lunedì 16 aprile 2018



NONNI: un aiuto da dosare



Un sostegno prezioso, a volte indispensabile. 
Ma sempre nel rispetto dei ruoli e in un giusto rapporto con i genitori. Per avere sempre armonia in famiglia e bambini davvero felici.
In Italia ci sono 15.200.000 nonni. Meno male che ci sono, direbbero i milioni di genitori che fanno affidamento su di loro per far quadrare l’organizzazione familiare tra lavoro, scuola e (poco) tempo libero. Ma fare i nonni, e farsi aiutare dai nonni, non è così semplice. In realtà, per far sì che questo antico ruolo sia sempre utile e positivo anche oggi, bisogna tenere in mente pochi, ma fondamentali principi. Come il rispetto degli spazi reciproci e la discrezione. «I nonni sono parte integrante della famiglia», spiega il pediatra Italo Farnetani, autore di “Nonni autorevoli”, Mondadori, «ma non costituiscono la cosiddetta famiglia allargata: fanno bensì parte di un secondo cerchio di protezione intorno al nipote, quello che viene subito dopo i genitori. Il sistema funziona se i nonni si mantengono nel loro ambito, assolvendo i loro compiti affettivi e sociali, ma avendo sempre cura di non invadere il primo cerchio, quello dei genitori. Se i due cerchi interagiscono armonicamente, realizzano una sinergia da cui i nipoti potranno trarre enorme vantaggio».
 
Passaggio di testimone
Ciascuno dovrà dunque mantenere chiaramente il proprio ruolo. Operazione apparentemente semplice ma in realtà molto delicata. «I genitori devono imparare a gestire il proprio figlio da soli e in completa autonomia, restando nell’ambito del primo cerchio. I nonni devono assecondare e incentivare questa funzione, evitando ingerenze ma essendo al tempo stesso sempre disponibili a dare il proprio supporto fisico e psicologico». 

La nonna materna ha un ruolo fondamentale, perché ha il rapporto più stretto con la madre del nipote e perché ha seguito l’evoluzione psicologica della figlia, in altra parole la nascita della nuova madre, sin dall’inizio della gravidanza. La nonna materna può quindi spingersi un po’ più degli altri all’interno del primo cerchio, sempre mantenendo però i piedi saldi nel proprio. In pratica, «può aiutare la figlia, darle una mano nella gestione della casa e delle mansioni quotidiane, ma deve essere sempre attenta a non occupare troppi spazi, deve sostanzialmente ricordarsi di essere un'ospite. Il suo rapporto non è più quello tra madre e figlia bensì tra mamma e mamma: la nonna deve dare consigli, rendere disponibile la propria esperienza, ma sempre tenendo ben presente che ormai il testimone è saldamente in mano alla figlia». Se la teoria è di facile comprensione, la pratica è tutt’altra cosa. 
 
Teoria e pratica
Come difendere il proprio cerchio da un nonno o una nonna un po’ troppo invadente? Ecco qualche consiglio per quando ripete continuamente “ai miei tempi”. Ricordategli che erano tante le cose che non si sapevano ancora ai suoi tempi.

- Se insiste perché d’inverno stiate chiusi in casa, fate presente che la maggior parte delle malattie da raffreddamento sono causate proprio dalla trasmissione dei germi tra individui in un ambiente chiuso: quindi è meglio vedere gli amichetti al parco che a casa propria!

- Se vuole che facciate la doppia pesata prima e dopo la poppata, tanto in voga ai suoi tempi, spiegate che oggi non viene più consigliata perché è una pratica inutile oltre che ansiogena: inutile perché i bambini non mangiano la stessa quantità di latte a ogni pasto, ansiogena perché qualora la crescita di peso sia bassa, la madre tenderà subito a pensare che sia il suo latte a non essere sufficiente.

- Stesso discorso per l’analisi del latte: oggi non si fanno più certi esami perché si è scoperto che la composizione del latte varia in base alle poppate della giornata e alle fasi della stessa poppata. Il risultato è che il bambino riceve nell’arco delle 24 ore tutti gli elementi di cui ha bisogno, divisi in singole miniporzioni di grassi, vitamine, proteine ecc.

- Se il bambino sotto i 3 anni ha l’abitudine di rovesciare la cesta dei giochi con grande divertimento e non si precipita a riordinare quando ha finito, spiegategli che è un comportamento considerato normale e non maleducato: i bambini così piccoli che riordinano con troppa sollecitudine dimostrano di avere un eccessivo condizionamento dell’ambiente e di essere poco liberi di giocare serenamente. 

- Se pensa che il nipote sia più magro della media e che questo comporti una maggiore fragilità nei confronti delle malattie, spiegategli che oggi la scienza ha dimostrato che un peso proporzionato all’altezza e all’età è una garanzia di salute presente e futura. Il sovrappeso, al contrario, favorisce malattie presenti e soprattutto future. E ricordategli che un bambino su tre oggi in Italia è sovrappeso!
Attenti ai nonni troppo disponibili, per il loro stesso bene!
Talvolta la nascita dei nipoti coincide con una fase della vita dei nonni in cui si soffre della sindrome da nido vuoto: i figli sono ormai adulti e autonomi, il lavoro spesso è sfociato nella pensione, e l’arrivo dei nipoti sembra essere l’apparente soluzione a tutti i problemi. «Ma rischia di diventare una sorta di doping», avverte Farnetani, «in cui i nonni sembrano vivere una seconda giovinezza: il nido si riempie di nuovo di nipoti, le giornate di impegni e scadenze e si torna addirittura a sognare di avere del tempo libero per sé. Apparentemente tutto fila: i nipoti sono seguiti da quattro adulti, i genitori sollevati dalle incombenze, i nonni ritrovano il loro ruolo fondamentale nella famiglia». Ma appena il bambino diventa in parte autonomo dall'aiuto dei nonni, dopo i 12 anni, loro si ritrovano di nuovo con la sindrome del nido vuoto. Solo che ormai hanno un'età in cui è più difficile e faticoso rimettersi in gioco e seguire i propri sogni, le proprie aspirazioni. Meglio dunque definire sin da subito spazi e obiettivi comuni che tengano conto dei nonni come componenti a sé, parte attiva e in evoluzione rispetto alla società, non solo alla famiglia.

lunedì 19 marzo 2018


Dolce Miele augura a tutti i super papà del mondo una splendida festa per il loro giorno speciale


A U G U R I

mercoledì 14 marzo 2018

IL CESTINO DEI TESORI

Al Dolce Miele ogni giorno ci si prepara a vivere nuove avventure.
Che faranno i nostri "piccoli", mentre i "grandi" sono impegnati nel salone dell'attività immersi nel gioco simbolico??
Anche per loro le Tate predispongono un ambiente sicuro dove poter giocare con il proprio corpo, ai più piccoli piace sentirlo "funzionare" e sperimentare le loro capacità. Cuscini e tappetini fanno al caso nostro, permettono di acquisire il coordinamento dei gesti. Ma la cosa più bella per loro è poter esplorare con la bocca e le mani una varietà di materiali. Il famoso "cestino dei tesori" è il gioco preferito dai nostri bimbi e pensate, non è assolutamente fatto di giocattoli ma da una varietà di oggetti comuni per stimolare tutti i sensi. Se venite a curiosare nel nostro troverete cucchiai di legno, tubi di cartone, conchiglie, cuscinetti morbidi, gusci di cocco e addirittura un osso buco. Tutti questi oggetti rappresentano un universo nuovo da conoscere ed esplorare.



BUON DIVERTIMENTO CUCCIOLI!