lunedì 18 settembre 2017

C O L O R I A M O


Una delle attività preferite dai bimbi del Dolce Miele è colorare, i loro semplici scarabocchi sono sempre pieni di significato; al Nido colorare non è solo didattica ma un'azione che assume una miriade di valenze educative diverse, a seconda di dove le Tate focalizzano l'attenzione.
Il mondo è fatto di colori e anche solo attraverso la scelta del colore i bimbi esprimono sensazioni e piccoli ricordi.
Al Nido colorare è bello, non solo ci sono pastelli, pennarelli e tempere a disposizione, ma si può colorare con le dita, con le mani ed ebbene sì pure con i piedini!
Colorare migliora la coordinazione mano-occhio, affina la motricità fine, ma queste sono nozioni che lasciamo pensare alle Tate, con i colori in mano i bimbi devono sentirsi liberi di esprimere il loro mondo interiore, devono divertirsi e sperimentare le loro capacità. Ecco che una "macchia di colore" diventa un'opera d'arte, un segno tracciato con le proprie mani, liberi di sporcarsi e di assaporare con il tatto la consistenza dei colori

                    L'obiettivo non è dipingere ciò che si vede ma ciò che si sente.

martedì 29 agosto 2017

pronti, partenza, viaaaaa!

A T T E N Z I O N E !


Le porte del Dolce Miele riaprono per un nuovo entusiasmante anno scolastico!!

Le vacanze sono finite, mare e montagna sono un dolcissimo ricordo dell'estate che sta per giungere al termine.
Queste ultime giornate di caldo ci accompagneranno  nel vivo delle nostre nuove avventure, in un Dolce Miele sempre pieno di iniziative. Le Tate non smettono mai di creare nuovi giochi e di cercare nuove scoperte per i loro piccoli.
...che dire ancora?!? vi aspettiamo!

venerdì 17 marzo 2017

                     FESTA DEL PAPÀ 2017
         

            Domenica 19 marzo é la festa del papà.
I piccoli e le tate Dolce Miele dedicano i loro migliori auguri a tutti i papà!

mercoledì 1 marzo 2017

MAMMA MI LEGGI UNA STORIA?


Leggere fiabe è un momento di grande intimità tra genitori e figli, che arricchisce l'immaginazione dei bambini e li aiuta a superare le paure.  Non esiste un’età giusta per iniziare a leggere una fiaba: molto dipende dalla maturità e dalla sensibilità del bambino; nel primo anno di vita ci si potrebbe limitare alle ninna nanne e alle canzoncine. Fino ai due anni invece si potrebbero utilizzare a filastrocche e brevi storielle, per poi passare alle fiabe classiche attorno ai tre -quattro anni, quando il bambino può capirne il significato e trarne insegnamento.
È importante considerare la fiaba dal punto di vista dei bambini, tenendo conto delle loro caratteristiche psicologiche: per i bambini una caratteristica molto importante è l'abitudinarietà, cioè la possibilità di poter prevedere quanto accade e ciò avviene grazie alla presenza di ritmi e attività che si succedono con una certa regolarità.
La lettura delle fiabe non rappresenta solo un piacevole momento per avere mamma e papà tutti per sé. Le storie sono utili per scacciare la paura. Ci sono fiabe molto cruente o spaventose, che però attirano i piccoli. Ma che cosa è giusto fare: assecondare i bambini o evitarle accuratamente? Spesso, i bambini avvertono il desiderio di storie spaventose per esorcizzare le proprie paure. A volte siamo noi adulti a temere che raccontando dell'orco cattivo o del lupo traumatizzeremo i nostri figli. I bambini hanno bisogno di sapere che il cattivo esiste, ma con l'aiuto di fate e maghi può esser combattuto!
Non bisogna negare l'esistenza dei pericoli, ma razionalizzarla: il male infatti nelle fiabe viene sconfitto! Hansel e Gretel incontrano una donna cattiva che li ingolosisce con dolciumi e promesse, così come il lupo attira Cappuccetto rosso con la sua finta gentilezza, ma alla fine tutti tornano a casa dai propri genitori.
La strega, l'orco o il lupo, se presentati in modo divertente possono essere utili a sdrammatizzare le paure. E così la vecchia fattucchiera ha il sorriso sdentato e l'andatura traballante, il lupo è ormai spelacchiato e l'orco pasticcione con la sua mole fa tremare il suolo e cadere oggetti.
I bambini domandano spesso di riascoltare la stessa fiaba: questo perché essi per crescere hanno bisogno della prevedibilità. Noi adulti ci annoieremmo e preferiremmo magari leggere fiabe nuove, pensando che per i bambini sia più interessante: invece ai bambini non interessa della "sorpresa finale" del lieto fine, anzi, conoscerlo già crea un'attesa maggiore. I bambini preferiscono che la fiaba sia letta anziché raccontata: sono certi che useremo le stesse parole e la stessa cadenza, mentre se raccontassimo la stessa fiaba, pur conoscendola a memoria, sarebbe più facile modificare alcune parole, frasi. Inoltre, attraverso la lettura, si crea un ritmo di conversazione che accompagna il bambino in modo rassicurante.
Ci sono tante fiabe, alcune hanno una morale esplicita, altre vedono il lieto fine verificarsi grazie all'arrivo di un eroe che salva la protagonista. Non è necessario esplicitare la morale: essa viene trasmessa attraverso il racconto, ma ci vorrà tempo prima che il bambino ne assimili l’insegnamento. 
Da un punto di vista psicologico crediamo che siano più interessanti le fiabe in cui la trama è resa interessante dal fatto che il protagonista abbia un problema da risolvere (un bambino che si è perso, un animale intrappolato, un personaggio in pericolo per colpa di un cattivo...) e venga aiutato da un personaggio che dà degli aiuti o degli strumenti (il mago che fornisce alcune pozioni magiche, la fata che consiglia come fare quando la strega si allontana...). Il lieto fine però si verifica perché il protagonista riuscirà a vincere le sfide utilizzando gli aiuti ricevuti, ma è lui che deve utilizzarli.
La fiaba diventa quindi metafora della vita: come potrebbe un bambino non avere paura se non pensasse che i suoi genitori non siano capaci di aiutarlo ad affrontare i problemi della vita? I genitori sono come i maghi o le fate delle fiabe, quelli che danno gli aiuti o gli strumenti magici, ma sta al protagonista, il bambino, avere la responsabilità di utilizzarli e di affrontare il proprio drago.
In questo modo il bambino, attraverso l'esperienza piacevole delle fiabe, impara che nella vita è aiutato dai genitori che lo sanno proteggere ed aiutare, ma che poi toccherà a lui a risolvere i problemi e a crescere. Ed è sicuro che ci riuscirà.

lunedì 13 febbraio 2017

             QUANDO IL NONNO NON C'É PIÚ




Ognuno di noi sa che quando un componente della propria famiglia o un caro amico sta per morire, si prospetta purtroppo un periodo estremamente delicato per le persone che restano, grandi o piccine che siano. Le cose che il bambino non conosce lo spaventano ed è proprio per questo motivo che è importante rispondere alle sue domande e dedicare tempo ad ascoltarlo.
Generalmente si pensa che un bambino non sia ancora in grado di comprendere appieno il concetto della morte, oppure si pensa che sia per lui un dolore troppo grande da sopportare, per questo si sarebbe automaticamente portati a cercare di proteggerlo. In realtà, i bambini sono in grado di comprendere benissimo il concetto della morte, se viene loro spiegato adeguatamente in base all'età, altrettanto bene sanno gestire la situazione, spesso molto meglio degli adulti. Non va dimenticato che anche i bambini hanno bisogno di fare i conti con la propria sofferenza, provano le stesse emozioni degli adulti e hanno lo stesso bisogno di comprendere chiaramente la situazione.
Ciò che il bambino è in grado di capire della morte, dipende dalla sua età, dalle sue caratteristiche personali e dalla relazione che aveva con la persona che sta per morire.
I bambini più piccoli si sentono generalmente molto confusi e non comprendono del tutto ciò che sta accadendo, hanno bisogno di essere rassicurati, abbracciati, baciati e coccolati.
I bambini tra i 3 ed i 5 anni vedono la morte come una partenza momentanea e pensano che la persona morta tornerà. Sono generalmente abituati a guardare cartoni animati in cui il loro eroe viene fatto scoppiare in mille pezzi, viene schiacciato o cade in un burrone, ma dopo due secondi ricompare miracolosamente vivo e pronto per nuove avventure. Quando tuttavia la morte li interessa da vicino, vivono intensamente la perdita, vivono intensamente il dolore perché sono già in grado di capire che cosa sia la sofferenza. I bambini intorno ai 5 anni si mostrano spesso incuriositi dagli aspetti fisici e biologici della morte.
I bambini tra i 7 e gli 8 anni hanno un’idea più realistica della morte, uno dei problemi maggiori è dato dal fatto che non sono in grado di capire e identificare le loro emozioni. Potrebbero regredire in abilità precedentemente acquisite e diventare aggressivi con i compagni o sfogare la loro aggressività verso giocattoli e altri oggetti. Non dimentichiamo che spesso il bambino, soprattutto il bambino piccolo, tende a utilizzare il proprio comportamento, più che le parole, per comunicarci ciò che prova; potrebbe succede che ritorni a fare pipì a letto o a succhiarsi il dito, che manifesti rabbia o morda gli amichetti.
I bambini tra gli 8 e gli 11 anni vedono la morte come la fine delle funzioni vitali, per esempio come assenza di respiro o assenza di battito cardiaco. Anche a questa età i bambini non sanno riconoscere in modo chiaro le emozioni che provano e potrebbero esprimere rabbia e dolore con i compagni o con i familiari attraverso comportamenti aggressivi o tipici di quando erano più piccoli.
I bambini dagli 11 anni in su sono in grado di comprendere la morte in termini adulti, vanno pertanto trattati come tali, ricordando che spesso hanno difficoltà a gestire ed esprimere le proprie emozioni, proprio come accade per gli adulti.
E’ essenziale che diciate sempre la verità al bambino su quanto sta accadendo, anche nel caso che si mostri arrabbiato o indispettito quando iniziate a parlargliene. I bambini più piccoli possono essere spaventati dall'idea di aver potuto in qualche modo causare la morte della persona cara con i propri pensieri o per essersi arrabbiati in qualche momento: rassicurate vostro figlio dicendogli che la morte non è assolutamente in relazione con lui.
Il bambino può essere molto preoccupato ed impaurito dal pensiero che qualcun altro della sua famiglia potrebbe morire o dal fatto che se perde uno dei genitori potrebbe perdere anche l’altro. 
I bambini dovrebbero essere incoraggiati a esprimere liberamente le proprie emozioni e a piangere. Il pianto, infatti, non rappresenta unicamente la manifestazione di un’emozione, ma stimola la produzione di sostanze chimiche che agiscono da fattore calmante.
Piangere è importante in uguale misura sia per i bambini sia per le bambine.
Potete decidere tranquillamente di portare il bambino al funerale se siete certi che a questo ci siano manifestazioni di dolore "contenute", in caso contrario meglio lasciare il bambino a casa. Comunque sia, si consiglia, dopo la cerimonia, di trascorrere del tempo con il proprio figlio facendo qualcosa di allegro (parco giochi, mangiare un gelato…) a dimostrazione che la vita continua.
Per quanto riguarda "come comunicare" la che qualcuno non c'è più, qualunque sia la strategia che si decida di attuare, l'importante è non essere evasivi di fronte alle loro domande. Saranno domande secche, dirette, spietate. Ma i genitori non devono mai rispondere con frasi del tipo: “Lo capirai quando sarai grande”, o “Questa è una domanda complicata adesso, vedrai che un giorno ne parleremo”. Occorre trovare il modo più affine al proprio modo di pensare e con estrema delicatezza dare risposte esaurienti ai propri figli. Anche raccontare storielle fantasiosi e consolatorie può non essere sbagliato quando si ha a che fare coi bambini. In fondo ogni anno a dicembre non raccontiamo loro la storiella di Babbo Natale? E allora ben vengano, finché si parla con i piccini, le storielle che addolciscono la pillola.
Uno psicoterapeuta racconta di avere usato col proprio bambino la "storia della stellina" quando mancò suo nonno al quale era molto legato. Gli raccontó che ogni sera il nonno passava a mangiare il panino al salame messo per lui sul davanzale della finestra. Il mattino, non vedendolo più, il figlio era più sereno.
Non dimentichiamo, infine, che la morte, per quanto dolorosa sia, è una componente della vita e per affrontare al meglio la separazione servono affetto, sincerità e tanto, tanto tempo.

mercoledì 25 gennaio 2017



"ANTICIPATARI" e scuola dell'infanzia

E' tempo di iscrizioni, o meglio era tempo perché il termine scade fra pochi giorni. Ma c'è una questione che merita di essere riaffrontata: quella degli ANTICIPATARI, cioè quei bambini che essendo nati dopo il trentun dicembre dell'anno relativo agli obbligati, possono comunque essere iscritti alla scuola primaria.
E merita di essere affrontata per l'ennesima volta per almeno due ordini di motivi: di cui uno è il possesso delle abilità "relative" e l'altro è il possesso della necessaria maturità emotiva. Mi rendo conto che il tema è scottante, non è la prima volta che lo affrontiamo e mi rendo conto anche che chi dovrebbe leggere non leggerà, come a scuola i compiti si danno a tutti, ma proprio chi avrebbe bisogno di eseguirli con scrupolo spesso non li fa.
Certamente nessun appunto si può fare ai bambini che affrontano la scuola dell'infanzia da anticipatari, giacché la decisione è presa sul loro capo dalla famiglia, ma si può sperare che parlando agli adulti si rifletta  su questa scelta, consentita e incoraggiata dalla legge, ma che non valuta con lo scrupolo necessario proprio la ricaduta sui bambini.

Le abilità "relative"
Le abilità relative, dette anche prerequisiti, sono quelle azioni, anche non consapevoli o non del tutto, patrimonio delle capacità del bambino, che gli consentono di affrontare apprendimenti strutturati: un livello organizzato nella produzione grafica, il disegno, che deve essere assolutamente in linea con il livello degli obbligati per età, ma anche il controllo della mano, la capacità di essere un buon riproduttore di segni e tratti grafici, il controllo della postura corporea, un'adeguata capacità di logica e ragionamento, la piena consapevolezza di sè e del proprio corpo, ECC... Ciò rientra nel "patrimonio" di certezze da portare come bagaglio alla scuola dell'infanzia, senza queste abilità affrontare il nuovo percorso scolastico è certamente dannoso.

La maturità emotiva
Accanto alle abilità "relative" è altresì necessaria, e condizione per l'ingresso a scuola è che entrambe siano presenti non basta la prima senza la seconda e viceversa, la maturità emotiva: un buon grado di consapevolezza che non è semplicemente far ripetere pedissequamente al bambino "io voglio andare alla scuola materna", la capacità di reggere lo stress che il nuovo grado di scuola comporta, ciò tollerare la frustrazione di molte ore passate a fare cose che seppur divertenti e piacevoli richiedono la capacità di stare a lungo seduti, di ripetere azioni di routine e meccaniche inizialmente perfino poco gratificanti, capacità di tollerare gli insuccessi iniziali.

Per quanto l'età cronologica poco racconti delle abilità di un bambino è dopo i tre anni che comincia ad agire con quel senso del dovere che lo porta ad essere attivamente collaborativo nel suo percorso. I bambini anticipatari, fatta esclusione per una piccolissima percentuale, faticano il doppio proprio a causa di una globale immaturità emotiva, sono capaci, ma subiscono il peso del compito  che sottende gli apprendimenti scuola dell'infanzia.
Ed è evidente che non sono i genitori a rendersi conto di ciò, ma gli insegnanti dell'asilo nido che accanto alle abilità dovrebbero attentamente valutare il grado di maturità del bambino, e da qui scoraggiare percorsi che, sì possono andare bene, ma richiedono al bambino il doppio della fatica e la cui incognita rischia di rivelarsi più avanti nel tempo. Spesso sono quei bambini che a scuola si contengono, perché costretti, ma a casa diventano irrequieti e ingestibili.
Ecco perché affrontare un anticipo, potrebbe rivelarsi una sorta di boomerang, un anno guadagnato lo si potrebbe spendere in frustrazione e in fatica. Un anno effettivamente guadagnato è un anno di gioco, un anno nel rispetto dei livelli di maturazione individuale, lasciando fare al tempo ciò che è del tempo.

sabato 26 novembre 2016

REGOLA NUMERO UNO: GIOCAREEEEEEEE......

Questo articolo è rivolto a voi genitori, attraverso queste parole vorremmo farvi soffermare e pensare a quanto e come giocate con i vostri figli e a che importanza riveste il gioco nel vostro ruolo genitoriale.
Spesso la vita lavorativa frenetica, la preparazione della cena e l'organizzazione della quotidianità vi fanno arrivare la sera a casa stanchi, neanche il tempo di finire le faccende domestiche e arriva l'ora di mettere a letto il vostro piccolo, il quale, la maggior parte delle volte, non ci pensa minimamente ad addormentarsi e vi chiede insistentemente di giocare. Quanti di voi si sono ritrovati a dire: "Stasera è tardi! Giocheremo domani..." e quanti di voi hanno mantenuta sul serio questa promessa??
I bambini hanno un gran bisogno di giocare insieme a voi, sappiamo che è difficile trovare il tempo ma ricordate un concetto prezioso, ciò che acquista valore è la qualità del tempo rispetto alla quantità. Detto questo, cercate di ritagliare piccoli momenti in cui riservare attenzione per il gioco.
Dovete sapere che attraverso il gioco il bambino acquisisce il controllo della situazione, è il suo mondo, qui può prendere le sue decisioni in autonomia, il gioco è il lavoro dell'infanzia, è sperimentazione del mondo fisico ed emotivo che sta intorno a lui. attraverso il gioco si impara a scoprire, a relazionarsi, ad esplorare causa ed effetti, a rispettare le regole della società e i valori della famiglia.
I bambino sceglie spesso di giocare a qualcosa che sa fare bene, in cui è vincente e per questo sentirà rafforzata la sua autonomia. Ognuno di voi conosce il proprio bambino e sa quali sono i giochi prediletti con cui divertirsi, altre volte potreste voi proporre qualcosa di nuovo, per sperimentare nuove sfide ed imparare anche ad accettare le sconfitte e il dispiacere.
Quindi scendete in campo e cominciate a giocare, mentre preparate la cena può essere un'idea giocare a cucinare con i vostri bambini, voi spadellate davanti ai fornelli, loro con i loro pentolini potranno preparare gustose ricette seguendo le vostre istruzioni, oppure potete direttamente coinvolgerli nella preparazione dei cibi, al termine avrete qualche padella in più da lavare ma sicuramente bimbi felici.
Si può giocare con pupazzi, bambole e peluche attraverso questo gioco insegnerete al vostro bimbo a costruire relazioni.
Volete un sicuro metodo per scaricare lo stress quotidiano? uscite dagli schemi, cuscino alla mano e via di cuscinate scatenate, il risultato saranno risate a profusione.
Giocando si imparano molte più cose che attraverso regole verbalizzate e ricordate che l'esempio è il più potente strumento educativo, il gioco stimola creatività ed immaginazione, allargando gli orizzonti.
Noi Tate scommettiamo che anche voi genitori sarete ripagati da tutte le fatiche quotidiane e avrete in più regalato al vostro piccolo un giorno speciale da ricordare.